L’ARCHITETTURA DELL’INTELLIGENZA di Derrick De Kerckove

TESTO E IMMAGINE

L’uso dell’alfabeto greco-latino ha, a suo tempo, portato l’uomo ad avere uno sguardo analitico oggettivo sullo spazio, trasformandone la percezione. Oggi ci si chiede come i nuovi strumenti di information processing possano trasformare la nostra mente e la nostra percezione del mondo. De Kerckove sottolinea, quindi, il bisogno di creare un nuovo alfabeto e una nuova architettura della rete. Secondo l’autore quest’ultima possiede tre caratteristiche fondamentali:
- essere un’architettura mista;
- essere un’architettura di interfaccia;
- essere un’architettura di interconnessioni.
De Kerckhove pensa all’architettura come ad un sistema di movimento della materia/informazione.

LE INVENZIONI DELLO SPAZIO

Noi stiamo assistendo alla nascita di un nuovo dominio, di un nuovo spazio che prima semplicemente non esisteva (Margaret Wertheim)
L’architettura dell’intelligenza è l’architettura della connettività (cyberarchitettura); l’architettura capace di unire tre ambienti spaziali in cui noi oggi viviamo: mente, mondo, network. La differenza fra lo spazio esterno e quello interno è che il primo è oggettivo e, quindi, stabile, mentre il secondo è soggettivo e più versatile. E proprio in relazione a questo spazio interno, definito “mente privata”, che sta avvenendo uno sviluppo psicologico nuovo: la formazione della mente connettiva. Si assiste allo sviluppo di una nuova connettività fra le menti private del mondo. Una sorta di “finestra sul mondo” in cui le varie menti possono connettersi in un nuovo spazio dell’informazione: il cyberspazio. E’ la virtualità che rende quest’ultimo affine ad uno spazio mentale. Secondo De Kerckehove solo “l’architettura connettiva” può essere vista come terreno comune ed elemento di correlazione fra i due spazi; solo questa può facilitare il movimento dei corpi nello spazio attraverso l’utilizzo combinato di software ed hardware.
CYBERSPAZIO
Stiamo entrando in un era di corpi tecnologicamente estesi che vivono ai punti di intersezione fra il mondo fisico e virtuale…(William Mitchell)
L’architettura dell’intelligenza è l’architettura delle reti di comunicazione, essa ha a che fare con molti livelli di funzionamento e con complesse interazioni fra questi livelli.
Proprio da queste reti tecniche nasce un’infrastruttura logico-razionale: il cyberspazio. L’esistenza del cyberspazio richiede il supporto di un architettura complessa: 1. L’architettura hardware dei nodi e delle loro connessioni; 2. L’architettura mediale della modalità; 3. L’architettura software dei codici, i vari protocolli e standard che permettono la formattazione e la distribuzione mirata dei dati.
Un prodotto dello cyberspazio è la cybersezione: termine coniato da Roy Ascott e che viene inteso come la terza modalità della percezione umana. Una facoltà che rende le nostre interazioni fra percezione e cognizione artificialmente aumentate grazie alla tecnologia delle reti globale e dei cybermedia. La cybercezione viene vista da Roy Ascott come un nuovo modo di vivere insieme nell’interspazio fra reale e virtuale.
Gli strumenti che portano all’interno del cyberspazio e che stimolano la cybercezione sono: lo schermo, il mouse e soprattutto la Realtà Virtuale. La Realtà Virtuale, come dice David Blattner, è un ambiente tridimensionale, interattivo e generato dal computer, in cui l’individuo ci si immerge. De Kerckhove chiama l’immersione nello spazio dati “e-mersione”, che significa proprio la penetrazione nello schermo stesso. La RV è un Immaginario Oggettivo in cui si possono condividere esperienze reali ma non materiali, ne veramente mentali.
ARCHITETTURA CONNETTIVA
L’architettura liquida non è l’imitazione dei fluidi naturali in architettura. Prima di tutto essa è la liquefazione di tutto ciò che tradizionalmente nell’architettura è stato cristallino e solido. È la contaminazione dei media.
(Marcos Novak)

Il mondo virtuale ha “liberato” l’architettura dalle costrizioni del reale dando vita all’architettura della connettività, all’architettura dell’intelligenza. Essa si occupa della gestione dello spazio fisico, mentale e virtuale, con l’obiettivo di comprendere dove e come essi interagiscono. Questa nuova condizione richiede un nuovo pensiero e una nuova professione: quella del “cybertect”, il quale si occupa di creare ambienti nel cyberspazio e fra questo e lo spazio reale. La visione rivoluzionaria della superficie architettonica come membrana sensibile e interattiva rende, ormai, obsoleto il concetto di stabilità della materia, poichè materia è anche energia. E proprio lo studio del nuovo stato intermedio fra solidità e liquidità della materia caratterizza le ricerche di Marcos Novak, mirate a esplorare un’eversione del virtuale nel reale. Egli vorrebbe dare all’invisibile la possibilità di manifestarsi, lavorando sui margini di dissoluzione fra gli aspetti manifesti e le qualità potenziali dello spazio. Un progetto di Novak, TransPorts2000, nasce proprio per sperimentare le possibilità di interconnessione fra spazio reale e virtuale. Tale progetto è un gioco di trasformazioni in tempo reale giocato fra un certo numero di città portuali e un sito web.
Grazie alla connettività nessun luogo è più lontano. De Kerckhove attraverso l’architettura connettiva vorrebbe creare una finestra permanente che permetta alle persone di sentirsi parte del mondo, e non essere relegate alla loro scena locale. L’autore, infatti, crede che questa sia il modo più efficace per diffondere la percezione dell’uguaglianza di tutti gli abitanti della terra.
A cura di VALERIA LERNA